Home Page dell'IReR /Abstract delle ricerche IReR
[Classificazione alfabetica] [Classificazione gerarchica]

[1988] Ragazze e lavoro. Strategie e percorsi occupazionali

Gruppo di ricerca: Giuseppe Barile, Marina Bianchi, Maria Cacioppo

Dati di pubblicazione : Milano, Angeli, 1988

Obiettivo della ricerca è di ricostruire l'insieme dei fattori culturali e sociali che continuano ad orientare le ragazze verso indirizzi scolastici e settori occupazionali tradizionalmente femminili, nonostante l'ampiezza e la profondità dei cambiamenti avvenuti in altri aspetti della condizione femminile negli ultimi vent'anni. Lo studio si concentra sulle caratteristiche e i problemi delle giovani lavoratrici nella fascia d'età "di transizione all'età adulta", dai 18 ai 23 anni. Orientarsi e cercare una collocazione nel mondo del lavoro, anche attraverso lo studio, costituisce in questa fase uno dei compiti principali dell'individuo nella nostra società. La combinazione di differenti risorse personali ed esterne (familiari, sociali, ambientali) dà luogo, oltre che all'unicità dei percorsi di vita individuali, a "tipi di percorsi". E' questo il tipo di approccio teorico della ricerca, dove l'attenzione è rivolta da un lato al "sistema" (contesto socio-economico, scuola dell'obbligo, scuola professionale, mercato del lavoro), dall'altro agli "attori" (strategie delle ragazze e delle loro famiglie nella gestione di vincoli e opportunità ). La ricerca è stata realizzata mediante l'uso combinato di metodologie di tipo quantitativo e qualitativo e si avvale di 4 fonti di dati: 1, il campione di 1600 giovani, maschi e femmine, qualificati nel 1982 presso i CFP diurni della Regione Lombardia oggetto dell'indagine di cui alla scheda di pagina 86; 2, un sottogruppo di 95 ragazze, già comprese nella ricerca precedente e qualificate in indirizzi totalmente o molto femminilizzati, cui sono state rivolte interviste telefoniche (1986) sulla base di un questionario di 60 domande. Lo stretto collegamento tra queste due parti ha consentito di ottenere i risultati di una ricerca longitudinale: 3, sottogruppo di 20 ragazze appartenenti alla stessa leva di qualificati (1981/82), che avevano frequentato corsi tradizionalmente maschili o scarsamente femminilizzati, cui sono state rivolte interviste in profondità ; di 6 tra questi 20 casi sono state ricostruite altrettante storie individuali, utilizzando le trascrizioni fedeli delle interviste; 4, dati sugli iscritti ai CFP negli anni 1980-1984, forniti dall'Assessorato Istruzione, analizzati alla luce dei recenti studi sulla situazione della formazione professionale, in particolare a livello lombardo. I principali dati di sfondo sono i seguenti. Alla metà degli anni '80 i quasi 2000 CFP rilasciano una settantina di qualifiche. I corsi attivati risultano complessivamente in progressiva diminuzione, tranne per i settori alberghiero, dei servizi socio-educativi, informatica e agricoltura, che aumentano, così come il numero di iscritti, passato dai 40.479 del 1980/81 ai 36.089 del 1984. La quota di giovani tra i 14 e i 19 anni che scelgono di proseguire gli studi in questo tipo di scuola è il 7,4%, un tasso superiore sia alla media nazionale che alle altre regioni settentrionali. La presenza femminile si aggira complessivamente intorno al 40% degli iscritti, con la tendenza a diminuire nei corsi serali e in quelli di specializzazione, ed è molto differenziata all'interno dei diversi settori in cui sono raggruppate le qualifiche, anche se si è verificata una certa redistribuzione tra i settori (minor percentuale di ragazze nei corsi di amministrazione e lavori d'ufficio, incremento nei settori alberghiero, abbigliamento, informatica).

Un primo risultato della ricerca riguarda l'analisi della segregazione formativa. In base alle scelte fatte dalle 115 intervistate, e alle caratteristiche dell'offerta formativa, si sono costruiti 5 raggruppamenti di qualifiche, utili per leggere il rapporto tra segregazione formativa e mercato del lavoro: terziario impiegatizio femminilizzato (20%); terziario di servizio femminilizzato (33,9%); terziario di servizio maschilizzato (15,7%); industria/artigianato femminilizzato (20,9%); industria/artigianato maschilizzato (9,6%). La scelta di proseguire gli studi dopo la scuola dell'obbligo nei CFP appare determinata prevalentemente dal caso, dagli stereotipi del lavoro femminile, e più raramente dalla presenza di specifiche culture del lavoro familiari. In quest'ultimo caso sembrano crescere le probabilità di scelte non tradizionali. Se consideriamo occupazione qualsiasi attività retribuita, anche precaria o a tempo parziale, il tasso di occupazione a 4 anni dalla qualifica è superiore all'80%. Il tasso di disoccupazione è del 18% ca., comprendendo le ragazze (2,4%) che hanno deciso di proseguire gli studi; nello stesso anno la disoccupazione delle coetanee lombarde era del 21,7%: da questo punto di vista le qualificate della FP appaiono quindi avvantaggiate. Le ragazze che hanno trovato lavoro il primo anno dopo la qualifica hanno più probabilità di essere occupate 3 anni dopo, mentre essere disoccupata a un anno dalla qualifica accresce la possibilità di esserlo a distanza dei 3 anni successivi. Hanno maggiori probabilità di essere occupate in modo continuativo le ragazze che hanno frequentato i corsi del terziario di servizio femminilizzato (estetica ed acconciature femminili); la occupazione arriva più tardi per le ragazze dei corsi del terziario impiegatizio femminilizzato, mentre per le qualificate del gruppo industria/artigianato femminilizzato il tasso di disoccupazione è molto più alto della media. Se per i giovani un legame debole col mercato del lavoro è in una certa misura scontato, il dato di novità è l'allungamento di questa fase oltre i limiti d'età "fisiologici". Assumendo come indicatore di marginalità la conoscenza del proprio contratto di lavoro, si rileva che più della metà dichiara di non conoscere il proprio inquadramento e che le ragazze provenienti dai corsi "maschili" sono più consapevoli di quelle provenienti dai corsi "femminili". L'orario di lavoro è di 40 ore soltanto per poco più della metà, mentre un terzo circa effettua orari dalle 42 alle 60 ore settimanali. L'incidenza del lavoro marginale in questo piccolo campione di ragazze nubili coincide con quella riscontrata in ricerche sul lavoro delle donne sposate, dato che può avvalorare la tesi che fa dipendere le condizioni di marginalità delle lavoratrici più dalle caratteristiche del mercato del lavoro e del sistema economico generale che da preferenze e scelte soggettive legate ai compiti familiari delle donne. La ricerca analizza quindi approfonditamente le principali condizioni che tendono a facilitare scelte formative e percorsi occupazionali non segregati: accesso ai CFP "maschilizzati" (sono distribuiti sul territorio in modo diseguale e presentano per le ragazze difficoltà di ordine culturale); famiglia d'origine supportante; culture del lavoro basate sui valori della professionalità e del lavoro autonomo; caratteristiche individuali di mobilità, interesse all'aggiornamento professionale e alle nuove tecnologie. La ricerca - che conferma come problemi e conseguenze della segregazione formativa e occupazionale siano più complessi di quanto le politiche delle pari opportunità abbiano finora contemplato - si conclude con alcune proposte rivolte alle istituzioni e alle famiglie: facilitare l'accesso ai corsi maschilizzati, rendere meno casuali le scelte formative, aumentare la consapevolezza sull'importanza dei modi e dei tempi dell'ingresso nel lavoro per gli esiti occupazionali delle ragazze nel lungo periodo. (X,SOC/3/4)

Ultimo aggiornamento: 20 settembre 2001
[Classificazione alfabetica] [Classificazione gerarchica]

Su