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[2002] Il fabbisogno abitativo sociale in Lombardia: le necessità riguardanti l'integrazione dei lavoratori stranieri. Quantificazioni, tipologie e soggetti finanziatori. Realizzazione degli studi e delle ricerche per le commissioni consiliari

Committente: Consiglio Regionale della Lombardia, D.G. Assistenza Legislativa

Gruppo di lavoro: Alberto Ceriani (project leader); Antonio Tosi; Gabriele Rabaiotti; Paola Bellaviti; Sara Tosi; Luigi Moriggi

Periodo di svolgimento: gennaio 2001 - dicembre 2002

Dati di pubblicazione: IReR - Rapporto di Ricerca

Negli ultimi decenni la domanda sociale di casa, anche in Lombardia, si è notevolmente modificata: è diventata più articolata e complessa, ha visto la crescita di forme di disagio, la comparsa di nuove figure di portatori di bisogno abitativo, e una estensione del “rischio abitativo” presso segmenti di popolazione in precedenza non toccati da questo problema. Dietro queste variazioni stanno trasformazioni demografiche, delle strutture familiari, dei sistemi di solidarietà, la crescita di processi di precarizzazione e l’aumento della vulnerabilità sociale di parte della società. La ricerca affrontando queste trasformazioni arriva ad un risultato: il cambiamento ha reso evidente un dato con conseguenze metodologiche e sulle politiche per la casa, l’inadeguatezza della nozione di “fabbisogno”. La nozione di fabbisogno appare oggi empiricamente sfuocata di fronte ai caratteri nuovi della questione abitativa. Presupponeva, per esempio, la disponibilità di un quadro unitario al quale riferire le singole osservazioni basato sulla previsione che il mercato edilizio si espandesse liberamente, che l'alloggio circolasse tra gruppi sociali, che la distribuzione obbedisse a regole di accessibilità economica (solo parzialmente corrette dal sostegno statale) e di redditività decrescente. E' noto che questi presupposti non sono stati rispettati. Tale nozione, poco utile oggi per concettualizzare i problemi della povertà abitativa, dovrebbe lasciare il posto - se si riconosce la novità del disagio e se ci si mette nella prospettiva di una innovazione delle politiche - ad una identificazione che distingua tra i diversi tipi di povertà/disagio abitativo (inadeguatezza dell’alloggio, disagio da onerosità dei costi abitativi ecc.) e tra le diverse figure interessate (anziani, giovani, persone e famiglie in povertà estrema, immigrati). La nozione di fabbisogno presuppone inoltre che un incremento dell'offerta possa comunque rispondere alle “domande” o alle situazioni di “bisogno” (perché presuppone l'operare di meccanismi di filtering ecc.); presuppone quindi una visione quantitativa/diffusiva delle politiche, del tipo di quella che ha confortato un approccio non selettivo alla domanda. Questo punto di vista è a maggior ragione inadeguato a seguito della differenziazione e articolazione delle situazioni e dei bisogni. Particolarmente elusivo se ammettiamo che il problema cruciale è oggi quello delle popolazioni “deboli” in situazioni di disagio abitativo e non in grado di accedere o di trovare coerenze con le normali/tradizionali offerte abitative. La storia delle politiche della casa mostra che una prospettiva quantitativa-espansiva (l'offerta di grandi quantità) ha regolarmente comportato un miglioramento delle condizioni degli “altri”, senza risolvere i problemi delle fasce deboli. Le implicazioni politiche della nozione di fabbisogno rischiano quindi di perpetuare questo approccio, negando i requisiti dell'innovazione che è imposta dalla presenza di aree di disagio/esclusione abitativa. Verrebbe ritardata la ricerca di politiche specifiche, differenziate, selettive. Occorrono comunque più sforzi, e più informazioni, per ricostruire la domanda abitativa sociale, il disagio e la povertà abitativa. Finora sono possibili specialmente prospettive di tipo esplorativo e approfondimenti maggiori si possono produrre per gli immigrati visto che esiste un certo numero di studi sugli interventi locali rivolti a questa popolazione. Con il lavoro svolto si è cercato di dare organicità e completezza alla ricostruzione del problema con l’obiettivo di fornire una sorta di ‘guida alla lettura’ di carattere generale che consentisse un avanzamento del dibattito politico, e di segnalare i riferimenti su aree particolari della questione abitativa per come questa oggi si configura in Lombardia. Il sistema dell’offerta e delle politiche è invece analizzato come offerta pubblica o sociale intendendo l’offerta non solo di case, ma di qualunque risorsa, in qualunque forma, possa sostenere l’accesso alla casa o un migliore soddisfacimento di un bisogno abitativo: le nuove sperimentazioni sugli affitti (FSA, ecc.), le componenti più “pesanti” delle politiche (recupero e riqualificazione urbana ecc.), fino ad arrivare ai dilemmi che si pongono nella costruzione di nuove più efficaci politiche. Ancora molto da fare invece per ripensare gli orientamenti e le forme delle politiche abitative. Si può cominciare a rendere più esplicito lo spazio delle politiche abitative nel campo delle politiche pubbliche, registrare gli strumenti istituzionali attualmente a disposizione che permettono di intervenire (direttamente e indirettamente) sulla questione abitativa provando ad evidenziarne punti di forza e di criticità (su quali meccanismi agiscono, quali finalità si pongono, che risorse tendono a mobilitare, dove concentrano l’attenzione). Un ulteriore obiettivo riguarda le informazioni e il sistema informativo di supporto alle politiche per la casa (2001C004.5; SOC, 2, 20).


Ultimo aggiornamento: 18 aprile 2003
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