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[1998] La formazione dei giovani nell'artigianato lombardo: fonti, modalità e percorsi formativi

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Gruppo di ricerca: Federica Ancona, Alberto Riva, Luciano Consolati, Massimiliano Bergomi, Mauro Migliavacca, Enzo Partesana

Dati di pubblicazione: Rapporto di ricerca, 1998

La ricerca è parte di un ampio programma di analisi sulle tendenze di sviluppo delle professionalità nelle imprese artigiane lombarde e dei conseguenti fabbisogni formativi, che è stato impostato congiuntamente dall'Assessorato Regionale all'Artigianato e dall'IReR; scopo di tale lavoro è portare un contributo conoscitivo e fornire indicazioni utili per la revisione del sistema regionale di formazione professionale che l'Assessorato ha posto al centro del suo programma di attività, anche alla luce delle modifiche introdotte dal nuovo quadro normativo nazionale in materia di apprendistato.

La ricerca si è posta l'obiettivo di analizzare il ruolo delle diverse fonti di formazione una volta che il giovane è uscito dal percorso scolastico: l'addestramento sul lavoro in impresa e la frequenza a corsi tenuti da soggetti esterni. I percorsi formativi dei giovani sono analiticamente ricostruiti, considerando le modalità e i tempi di formazione e di affiancamento.

A tale fine si sono svolte due indagini dirette:

la prima indagine, relativa a un campione di imprese artigiane, è stata incentrata sul percorso di formazione dei giovani, le relative differenze secondo le diverse caratteristiche dei giovani e le diverse tipologie delle imprese artigiane, le esigenze e le indicazioni espresse dagli intervistati sui possibili interventi pubblici a favore dell'inserimento e della formazione professionale dei giovani;

la seconda indagine ha visto coinvolto un campione di imprese fornitrici di tecnologia, al fine di indagare il loro contributo ai processi formativi dei giovani.

Una serie di interviste a testimoni privilegiati ha consentito di precisare l'impostazione delle indagini dirette e di inquadrarne i risultati.

Tra i dati emersi, si conferma la forte propensione delle imprese artigiane a ricorrere a giovani, anche senza precedenti esperienze di lavoro, nel rinnovare ed ampliare gli organici.

Altra caratteristica è la scolarità mediamente bassa dei giovani neo-assunti (all'incirca i due terzi non vanno oltre alla scuola dell'obbligo), che corrisponde alla politica di reclutamento delle imprese che privilegia l'affidabilità dei giovani, anche attraverso la conoscenza dell'ambiente di provenienza, rispetto alla scolarità.

D'altra parte si conferma anche il forte turnover occupazionale dei giovani, che tende a concentrarsi sulla manodopera qualificata e ad esercitare quindi un impatto particolarmente negativo per le imprese, che segnalano diffuse difficoltà nel trattenere i giovani una volta formati, con relativa perdita degli investimenti in formazione: causa più ricorrente di ciò è la concorrenza sul mercato del lavoro da parte delle medie e grandi imprese, concorrenza in primo luogo salariale, ma anche di immagine di stabilità e condizioni di lavoro più definite.

Il percorso di formazione dei giovani risulta fortemente influenzato dal sesso e dalla scolarità. Le ragazze sono indirizzate prevalentemente nelle posizioni di impiegata amministrativa o di operaia comune; i maschi accedono in larga maggioranza alle posizioni di tecnico, operaio specializzato e qualificato, pur non mancando anche gli inquadramenti nella manodopera generica.

Per quanto riguarda le modalità della formazione si conferma il limitato ricorso a fonti esterne: la formazione avviene essenzialmente sul lavoro. Per le posizioni qualificate vi è un reale affiancamento del tutor (il titolare o un operaio esperto), la cui durata varia in relazione alla complessità delle mansioni, alla capacità di apprendimento del giovane, all'esperienza già eventualmente maturata: mediamente, comunque, l'affiancamento occupa circa la metà del tempo di formazione.

Inoltre le politiche formative si differenziano in maniera significativa in base ad alcune caratteristiche delle imprese artigiane che condizionano i fabbisogni effettivi di professionalità: si va dalle imprese che per semplicità delle tecnologie e standardizzazione del prodotto non si pongono neppure il problema della formazione, a quelle che necessiterebbero, ma non sono disponibili a investire nella formazione, fino a quelle che vorrebbero formare giovani specializzati in base alle proprie esigenze produttive, ma incontrano difficoltà di reclutamento dei giovani, quelle che forniscono formazione esclusivamente "sul campo", soprattutto a operai specializzati di tipo tradizionale e infine le imprese artigiane che scelgono giovani con maggior scolarità per formare personale specializzato su nuove tecnologie. (96.15,SOC/3/42)

Ultimo aggiornamento: 19 settembre 2001
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