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[1998] Modalità di assunzione e problemi di inserimento dei giovani nell'artigianato lombardo

Gruppo di ricerca: Federica Ancona, Alberto Riva, Luciano Consolati

Dati di pubblicazione: Rapporto di ricerca, 1998

Dalla ricerca emergono numerose conferme e qualche interessante specificazione sulle politiche delle imprese artigiane verso i giovani.

Tra le conferme, emerge il ruolo importante svolto dall'artigianato nell'offrire opportunità di primo impiego; inoltre si nota un turnover giovanile molto elevato, dovuto sia alle politiche di selezione delle aziende, basate sulla valutazione personale e sul successivo processo selettivo esperienziale, sia alle opportunità che si offrono ai giovani una volta formati.

Le imprese spesso lamentano difficoltà sia nel reclutare che nel trattenere i giovani, soprattutto nella provincia di Milano.

La formazione dei giovani avviene prevalentemente sul lavoro, tramite l'affiancamento di personale qualificato, e solo raramente si ricorre a specifici corsi esterni.

Si conferma anche la bassa scolarità dei giovani assunti (il 70% esce dalla scuola dell'obbligo o non ha titolo di studio), ma nello stesso tempo si registra una tendenziale "sovrascolarità" rispetto ai requisiti espressi dalle imprese. Il dato più preoccupante è la scarsa correlazione tra scolarità e sbocchi professionali dei giovani: gli apprendisti, con più lunghi tempi di formazione in azienda e minor scolarità, ottengono inquadramenti più qualificati di molti diplomati professionali o anche diplomati di scuola media superiore destinati a posizioni di operaio comune.

La qualità dei percorsi di formazione è legata anche al tipo di impresa: quelle con elevati livelli di qualificazione operaia (soprattutto del settore metalmeccanico) apprezzano un titolo di studio e offrono miglior formazione e inquadramento professionale, mentre le aziende con più bassi profili professionali (spesso del settore tessile-abbigliamento, con prevalenza di personale femminile) non richiedono titoli di studio e offrono opportunità minori sia di formazione che di inquadramento.

In generale, per tutti i tipi di impresa, risulta scarso il ricorso alle scuole di formazione professionale per il reclutamento del personale; si conferma quindi una situazione di diffuso scollamento tra percorsi scolastici e politiche formative delle imprese.

La riforma in corso dell'apprendistato intende rilanciare la valenza formativa di questo istituto, proponendolo come alternativa positiva che contribuisca ad avvicinare in modo più costruttivo il mondo della piccola imprenditoria e quello della formazione professionale.

In questo conteso, deludente è comunque che la richiesta di politiche pubbliche da parte delle imprese non riguardi affatto cambiamenti o miglioramenti negli istituti dell'apprendistato o dei contratti di formazione-lavoro, ma si limiti a richieste di abbassamento dei costi relativi ai giovani assunti. (96.63,SOC/3/40)

Ultimo aggiornamento: 15 settembre 1999
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