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[1998] L'artigianato in Lombardia. Rapporto 1997

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Gruppo di ricerca: Guido Gay, Davide Zanon

Dati di pubblicazione : Milano, IReR, 1998

Il Rapporto 1997 sull'artigianato lombardo, realizzato dall'IReR su incarico della Regione Lombardia, Direzione Generale Artigianato nell'ambito delle attività previste dall'Osservatorio Economico Regionale dell'Artigianato di cui all'art. 34 della L.r. 17/1990, si propone di fare il punto su questa importante realtà produttiva che caratterizza l'economia lombarda.

Come viene mostrato nel volume, il contributo dell'artigianato al successo del nostro sistema economico non è in discussione: ieri come oggi questa componente del sistema economico lombardo fornisce un apporto non secondario allo sviluppo della Lombardia, rafforzandone la necessaria flessibilità produttiva, sostenendo l'occupazione in un periodo in cui la grande impresa sembra incapace di creare occasioni di lavoro, agendo come il principale canale di formazione del delicato strato di operai specializzati che tradizionalmente rappresentano uno dei principali bacini di iniziativa imprenditoriale e di lavoro qualificato nell'industria.

Ma quali sono i confini dell'artigianato?

Non è mai stato semplice classificare in termini economici il comparto artigiano, sia rispetto alla piccola impresa che al lavoro autonomo: "Chi è l'artigiano?" Si chiedeva Manlio Germozzi già nel luglio del '46. "Non è un operaio, né com'è ovvio, un industriale. è un imprenditore che partecipa direttamente all'esecuzione del lavoro, che ha o non ha dipendenti, che ricava il suo reddito non dal salario ma dal prezzo di un prodotto o dalla tariffa di un servizio" (cfr. Pesole, 1997).

Questa tensione tra lavoro ed impresa sembrerebbe essersi provvisoriamente risolta a favore della seconda con l'approvazione della legge quadro dell'artigianato n. 443 dell'8 agosto 1985.

In particolare, attualmente forse l'elemento che maggiormente può influire sulla penetrazione dell'impresa artigiana al di fuori dei settori consolidati è la competizione con l'ampio quanto poco definito comparto delle "attività professionali".

L'impresa artigiana ha saputo comunque nel tempo mantenere e consolidare le proprie posizioni.

Nei limiti di un'informazione statistica non pienamente soddisfacente, nel primo capitolo emerge che le imprese artigiane, a differenza di quelle commerciali, non appaiono interessate da fenomeni estesi di diminuzione delle unità locali.

Buona poi in termini comparativi la performance occupazionale: in un periodo in cui le imprese medie e grandi sembrano aver perso la capacità di attrarre significativi flussi di occupazione, un ruolo essenziale nel sostegno del pieno impiego in Lombardia proviene dal lavoro imprenditoriale diffuso di cui quello artigiano rappresenta una delle componenti essenziali. Ma anche l'occupazione dipendente, strutturalmente minoritaria nell'impresa artigiana, è cresciuta negli anni '90 in misura decisamente maggiore che nel resto delle imprese lombarde.

Con riferimento infine al solo comparto manifatturiero, dalle informazioni dell'indagine annuale promossa da Regione Lombardia e Unioncamere Lombardia, emerge che tra il 1993 ed il 1997 l'occupazione nelle imprese artigiane è cresciuta in maniera contenuta (+1,2%) a fronte di un vistoso calo generale (-3,3% nel periodo).

Se pertanto non vi sono indizi di una incipiente crisi strutturale nell'artigianato, non vuole dire che tutto proceda per il verso giusto nel comparto. In particolare nel secondo capitolo del Rapporto, in cui vengono approfonditamente commentati i risultati della citata indagine annuale, si evidenzia l'incremento modesto della produzione nel recente passato e la tendenziale erosione dei margini di profitto.

Presi letteralmente questi dati non possono non destare qualche preoccupazione rispetto agli sviluppi futuri dell'artigianato in Lombardia ma la sua sopravvivenza di lungo periodo in un contesto di forti modificazioni testimonia di una robustezza del comparto forse non sufficientemente riflessa nelle informazioni raccolte.

Questi segnali suggeriscono che non è il caso di ridurre il livello del sostegno pubblico al comparto.

Nella terza parte del Rapporto si evidenzia come la Regione Lombardia sviluppi un'intensa azione di promozione dell'artigianato lombardo.

Oltre ai filoni d'attività previsti dalla l.r. 17/90 e dalla Convenzione Regione/Unioncamere, sono particolarmente da menzionare le azioni cofinanziate dall'Unione Europea, il cui impatto occupazionale è significativamente positivo.

A titolo d'esempio, gli interventi volti ad incentivare la creazione e la modernizzazione delle imprese artigiane nelle aree di montagna delle province di Bergamo, Brescia, Como, Lecco e Pavia si sono associati ad un incremento occupazionale di 585 unità in 572 imprese ammesse al finanziamento, con un aumento del 15,5% degli addetti iniziali.

Per altri versi, si deve notare che le imprese artigiane appaiono in molti casi capaci di competere con successo con le piccole e medie imprese interessate ai finanziamenti comunitari. Nel caso del programma RESIDER II, ad esempio, l'esame della graduatoria dei progetti indica che su 92 ammissibili ben il 25% siano di imprese artigiane.

Lo sviluppo dei programmi cofinanziati dall'Unione Europea ha permesso poi di diffondere maggiormente in Regione Lombardia una cultura della valutazione che non sempre nel passato ne aveva informato l'azione.

Tra gli esiti dello studio preme sottolineare che un settore di intervento in cui indubbiamente è necessario investire è quello della formazione professionale nel comparto artigiano.

Come emerge anche da altre recenti ricerche condotte dall'IReR sulle modalità di inserimento dei giovani nell'artigianato lombardo, esiste in Lombardia una minoranza di imprese artigiane che nel recente passato ha aumentato significativamente l'occupazione (+13,6%) assumendo in grande maggioranza giovani (81,7% degli ingressi) e che ha dovuto cercare un punto di equilibrio nelle proprie strategie di sviluppo delle competenze professionali dei nuovi assunti.

Il principale problema sollevato dalle aziende in questo contesto è la difficoltà a "trattenere" nel lungo periodo i giovani formati all'interno dell'impresa. Da ciò emerge un significativo campo di intervento per il settore pubblico, volto a mantenere l'essenziale funzione formativa dell'artigianato riducendo i costi irrecuperabili derivanti dalla imperfetta appropriabilità dei ritorni degli investimenti effettuati.

La Regione Lombardia, anche in relazione alle recenti modificazioni legislative volte a rivitalizzare l'istituto dell'apprendistato, sta sviluppando un ampio programma di sostegno integrato, agendo sia sul versante della Formazione Professionale per tramite dei CFP che attraverso programmi sperimentali promossi e sostenuti dalla Direzione Generale Artigianato. (98.02,E/5/14)

Ultimo aggiornamento: 19 settembre 2001
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