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[1982] Il commercio estero nell'economia lombarda: strutture e tendenze (1964-1979)

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Gruppo di ricerca: Roberto Camagni, Maria Luisa Mazzini, Gianfranco Bazzigaluppi

Dati di pubblicazione : Milano, IReR, 1982

La ricerca - un contributo conoscitivo sullo stato e sull'evoluzione del commercio estero della Lombardia con riferimento al 1964-79 - assume come dati di base i movimenti valutari classificati per 100 voci doganali e si spinge a considerare anche valori a livello provinciale, ponendosi come il primo contributo organico che racchiuda un'ampia disaggregazione territoriale e settoriale. Lo studio considera i dati raccolti dall'Unioncamere per 100 voci della classifica doganale, ed in particolare i movimenti valutari inerenti alle esportazioni e alle importazioni regionali e provinciali. La scelta delle fonti statistiche da cui sono attinte le informazioni originali non è priva di limiti legati alla difficile comparazione delle voci con i settori Istat e a problemi connessi col ruolo che la sede legale dell'azienda svolge nella contabilizzazione dei movimenti valutari indipendentemente dal luogo ove è stata prodotta e spedita la merce. La scelta era comunque obbligatoria in quanto si è ritenuto prioritario in questa sede privilegiare un'analisi disaggregata che risultasse utile momento conoscitivo sia per la programmazione regionale sia per una più accurata conoscenza dell'economia provinciale. Si è anche tentato di mettere in evidenza tramite l'utilizzazione di indicatori quali quote di localizzazione, tassi di sviluppo, analisi shift-share, le caratteristiche della specializzazione nelle esportazioni regionali e provinciali. Dalla ricerca è emerso come la regione Lombardia partecipi per oltre il 34% al complessivo commercio estero nazionale; tale quota è in costante calo. Molte sono le motivazioni considerate con riferimento alla crisi dell'import-export. Ne emerge una situazione estremamente articolata e differenziata, caratterizzata dalla caduta di ruolo di Milano a fronte di un crescente sviluppo delle province periferiche; emerge altresì una situazione in cui, specie nelle aree di più antico sviluppo, assume crescente importanza un modello di crescita basato sulla contemporanea presenza di una pluralità di settori e anche il commercio estero si va orientando verso uno scambio indifferenziato di beni. La ricerca accoglie l'ipotesi che l'evoluzione del commercio estero è di tipo orizzontale nel senso che si sta diffondendo la tendenza a una despecializzazione produttiva e allo scambio di beni strettamente sostitutivi gli uni degli altri. In altri termini, considerato che lo sviluppo di aree contermini italiane e europee porta a modelli di consumo dei popoli sostanzialmente simili, anche la produzione e lo scambio avviene privilegiando beni e servizi solo apparentemente difformi. Al di là del mero aspetto conoscitivo, di grande rilevanza comunque, si evidenzia la sempre minor importanza del concetto "settore produttivo" a fronte di quello di "fattore di produzione". La diffusione tecnologica e delle innovazioni, i modelli organizzativi sempre più efficienti, risultano essere i veri stimolatori di sviluppo più che non la presenza di specifici settori a torto o a ragione ritenuti "tecnologicamente avanzati". Da ciò discende l'importanza di politiche volte a favorire la diffusione della tecnologia e dell'innovazione e la dotazione di servizi più che al salvataggio, attraverso il credito agevolato, di questo o quel settore produttivo. (x,E/6/5)

Ultimo aggiornamento: 19 settembre 2001
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