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[2001] Studio di fattibilità urbanistica, finanziaria e socioeconomica della Stazione comune di Como-Chiasso

Gruppo di ricerca: Federico Rappelli (project leader); Maurizio Baussola (Università Cattolica di Piacenza); Michela Alborno

Committente: Amministrazione Comunale di Como

Periodo di svolgimento: marzo 2000 - febbraio 2001

Dati di pubblicazione: IReR - Rapporto di ricerca

L’Amministrazione comunale di Como ha avviato un progetto di ampio respiro il cui obiettivo finale è quello di dare vita ad una stazione internazionale che serva le due città di Como e Chiasso.
Per questo, l’Amministrazione si è voluta dotare di una serie di studi di fattibilità su diversi fronti, ed ha quindi intrapreso uno studio complesso della realtà sociale territoriale ed economica nelle quali si dovrebbe venire a collocare la nuova stazione.
L’attenzione della Amministrazione si è concentrata su diversi aspetti: da quelli di carattere urbanistico-territoriale a quelli di tipo finanziario, per arrivare agli aspetti di carattere economico, con particolare riguardo alle problematiche occupazionali.
Ne è scaturito un lavoro, svolto in collaborazione da più gruppi di ricerca (del Politecnico di Milano, della Bocconi e dell’IReR, per la parte socio-economica).
Per la parte relativa all’impatto socio-economico l’approccio utilizzato è stato quello di avvicinare la problematica da tre punti di vista differenti:
- impostare innanzitutto una ricognizione sulla condizione economica in generale esistente nel comasco;
- valutare l’impatto in termini macroeconomici e occupazionali della realizzazione della stazione comune;
- definire le principali professionalità potenzialmente coinvolte e la domanda di lavoro (e i conseguenti fabbisogni professionali) evocate dalla costruzione di un manufatto di tale importanza.
Per la prima parte del lavoro si è puntato su di uno studio con un approccio per macro-settori, dove l’analisi dell’evoluzione si è concentrata sugli impatti possibili nei settori del tessile, del legno, del meccanico, delle costruzioni e del turismo.
Il mercato del lavoro, invece, viene analizzato sia da un punto di vista della evoluzione delle variabili quantitative sia in termini qualitativi, considerando cioè i possibili scenari rispetto alla domanda e all’offerta di figure professionali.
Per questi ultimi, la scelta è stata quella della indagine sul campo, coinvolgendo “testimoni privilegiati” appartenenti ai diversi mondi che costituiscono il tessuto economico comasco.
La capacità competitiva dell’area appare ancora elevata, ma alcuni elementi critici pongono importanti interrogativi per le prospettive future. In particolare, la natalità imprenditoriale, la caduta del peso del settore manifatturiero e la dinamica recente delle esportazioni, sottolineano la necessità di considerare secondo una visione complessiva le opportune politiche di stimolo allo sviluppo locale. In aggiunta a questi elementi, la dotazione infrastrutturale dell’economia comasca si presenta come un importante vincolo allo sviluppo futuro. La dotazione infrastrutturale dell’area, secondo i molteplici indicatori utilizzati, appare largamente insufficiente per un sistema economico che voglia posizionarsi su un sentiero di crescita elevato e stabile nel tempo.
Più nel dettaglio, per la parte economica generale, si è cercato di tenere presente come la realizzazione della nuova stazione internazionale Como-Chiasso vada inquadrata nel contesto delle reti di comunicazione nazionali e europee, per poterne cogliere le effettive potenzialità.
È noto, infatti, che Como ha strettissimi legami sia con le aree a Sud della città (Milano), sia con quelle a Nord (Chiasso, Svizzera). Tuttavia, il traffico passeggeri verso Milano appare ancora oggi predominante. La costruzione della nuova stazione rappresenterebbe, quindi, una grande opportunità per aprire l’area comasca a più strette relazioni con le aree a Nord della città e, più in generale, con tutto il Nord-Europa. Questa considerazione è ancor più rafforzata dal fatto che Como potrebbe diventare una fermata internazionale del percorso ALP-Transit e, dunque, potrebbe entrare in una rete europea di trasporto veloce su rotaia.
L’apertura verso l’Europa rafforzerebbe notevolmente l’area comasca mettendola direttamente in competizione con altri sistemi economici locali. Da questa concorrenza Como potrebbe trarre giovamento, poichè si innescherebbe un meccanismo di benchmarking territoriale (quali sono le economie locali europee di riferimento) che potrebbe consentire un rinnovamento dell’attività economica e sociale dell’intera area.
Tutte le più recenti analisi economiche internazionali sottolineano, infatti, che nell’ambito dei processi di unificazione Europea e dei mercati internazionali, la capacità competitiva di un sistema locale rappresenti l’elemento decisivo per determinare un elevato sviluppo economico futuro. In questo quadro, il grado di apertura sia economica, sia spaziale (le vie di comunicazione) è un elemento cruciale per garantire una adeguata capacità competitiva.
Gli impatti sul mercato del lavoro sono, quindi, stati analizzati nel contesto macroeconomico sopra delineato.
Come detto, l’analisi segue un duplice approccio. Da un lato si delineano le tendenze occupazionali e professionali aggregate e, dall’altro, si inseriscono in questo contesto le ipotesi di impatto della nuova stazione internazionale, sulla base delle indagini da noi svolte sul campo attraverso interviste a testimoni privilegiati. Quest’ultimo approccio appare cruciale, poiché consente sia di ottenere plausibili stime sugli scenari futuri, sia di capire come la comunità economica locale percepisce i nuovi progetti di investimento che si realizzeranno nell’area comasca.
Su questo fronte, ovvero nelle opinioni dei testimoni privilegiati che sono stati ascoltati, nel complesso il giudizio sulle attuali capacità competitive dell’area comasca è positivo, senza sottovalutare, tuttavia, alcune potenziali debolezze che possono essere così riassunte:
- l’esposizione alla concorrenza mondiale dei settori tradizionalmente fonte di specializzazione (tessile-serico) dell’area comasca e la necessità di migliorare la competitività, poiché è venuto meno un possibile strumento di aggiustamento quale il tasso di cambio. Le implicazioni economiche, peraltro estendibili a tutte le realtà distrettuali italiane, è che la competitività va migliorata attraverso una riduzione dei costi unitari di produzione, che a parità di costo del lavoro, implicano un significativo incremento della produttività. In questo senso i processi di innovazione tecnologica possono giocare un ruolo decisivo per contribuire a migliorare la produttività delle imprese e per questa via ridurre i costi unitari di produzione.
- il settore del turismo potrebbe determinare effetti più consistenti sull’economia dell’intera area (sia in termini di valore aggiunto che di occupazione) se potenziato adeguatamente. Il turismo di elite andrebbe consolidato e ulteriormente sviluppato, unitamente però a un turismo con caratteristiche maggiormente di massa che avrebbe impatti economici più sensibili su tutta l’area.
- il giudizio sulla dotazione infrastrutturale nell’area appare fortemente critico, con riferimento sia alla dotazione stradale, ferroviaria e anche al sistema di navigazione interna. Emerge con forza la consapevolezza che occorre affrontare il problema in un’ottica complessiva di sistema integrato. I progetti attualmente in fase di definizione andrebbero al più presto implementati, superando gli ostacoli che ancora si frappongono alla effettiva realizzazione di quegli interventi strutturali che potrebbero dotare Como di una più moderne e efficiente rete di accesso (È il caso dell’integrazione della rete ferroviaria delle Ferrovie Nord con quelle delle FS e la connessione (veloce) di Como con l’aeroporto di Malpensa). In generale, il grado di accessibilità viene giudicato largamente insufficiente, per una realtà economica rilevante come quella comasca, che, comunque, deve porsi in una prospettiva di sviluppo ulteriore. Una migliore accessibilità favorirebbe certamente le attività distrettuali dell’area, ma potrebbe rappresentare anche un elemento decisivo per lo sviluppo di attività terziarie quali il turismo, che sono attualmente sottoutilizzate e che potrebbero, invece, determinare effetti positivi sul mercato locale del lavoro.
In questo quadro la costruzione della nuova stazione internazionale Como-Chiasso viene giudicata positivamente se rappresenta un tassello non isolato di un più generale progetto di sviluppo infrastrutturale e economico dell’intera area comasca. Secondo il panel dei testimoni privilegiati, le istituzioni locali dovrebbero utilizzare questa occasione proprio per riportare al centro del dibattito il piano complessivo di sviluppo di Como.
Nel complesso emerge una disponibilità al confronto con le istituzioni locali per ridefinire i termini di un nuovo progetto di sviluppo locale, in cui le infrastrutture stradali e ferroviarie, in particolare, possano giocare un ruolo cruciale nel determinare una maggiore apertura di tutta l’area comasca alla fase di elevata competitività internazionale che si prospetterà nei prossimi anni.
Gli impatti di breve periodo della costruzione della nuova stazione, seppur non trascurabili, sono relativamente modesti rispetto agli impatti indiretti che si genererebbero qualora la nuova infrastruttura fosse inserita in un rinnovato network infrastrutturale dell’intera area comasca, potenziato e collegato alle reti di trasporto (su strada e rotaia) europeo.
I vantaggi indiretti sono legati principalmente alla possibilità di inquadrare la nuova infrastruttura nell’ambito di un più generale piano infrastrutturale e di sviluppo dell’intera economia locale. I potenziali beneficiari di queste mutate condizioni ambientali sarebbero in primo luogo le imprese distrettuali che potrebbero così avere un più facile rapporto con i mercati di sbocco e di approvvigionamento.
Anche il ruolo di Como come polo turistico uscirebbe rafforzato dalla mutata condizione ambientale. Ciò stimolerebbe le imprese del settore ad utilizzare più efficacemente la loro capacità economica (attualmente sottoutilizzata), contribuendo per questa via a una crescita occupazionale, che potrebbe coinvolgere in modo particolare la componente femminile della forza lavoro che a Como è particolarmente svantaggiata rispetto a quella maschile.
Anche il ruolo di Como come centro di culturale e di ricerca verrebbe amplificato e il potenziamento del polo universitario potrebbe trovare un ulteriore stimolo. Ciò consentirebbe di iniziare un progressivo svecchiamento della popolazione, poiché tutta l’area potrebbe divenire un polo di attrazione per giovani studenti e lavoratori. Abbiamo sottolineato, infatti, come un vincolo importante alle potenzialità di sviluppo, sia su base locale che nazionale, sia rappresentato dal progressivo invecchiamento della popolazione. Tutte le opzioni di policy che possono determinare una inversione di tendenza e, quindi, una attrazione di popolazione giovane sul territorio, andrebbero, quindi, incoraggiate.
L’indagine sul campo svolta dal gruppo di lavoro IReR può, quindi, rappresentare un utile strumento di confronto fra gli operatori pubblici e i principali attori economici locali. Nel corso della indagine sul campo sono stati contattati responsabili di Associazioni imprenditoriali e di categoria, le Organizzazioni Sindacali e le altre realtà territoriali di importanza per l’area di Como.
Pare importante sottolineare, comunque, come per tutti gli operatori intervistati, Como abbia dinanzi a sè una grande opportunità. Il progetto della nuova stazione internazionale può infatti essere una occasione per definire più in generale tutte le problematiche legate allo sviluppo dell’economia locale ed in particolare al suo sistema dei trasporti. Se sfruttata adeguatamente, tale opportunità può divenire il volano per l’ulteriore sviluppo della città e più in generale di tutta l’area economica comasca. Viene infatti sottolineato come gli impatti occupazionali maggiormente significativi si potranno avere nel medio periodo, in particolare se tutta l’economia locale sarà messa nelle condizioni di migliorare la sua capacità competitiva e di divenire, quindi, un’area strategicamente ancorata al cuore dell’economia europea.
Nel corso della attività il gruppo di lavoro ha intrecciato le proprie informazioni anche con quelle di un altro gruppo impegnato nell’ambito della definizione dell’impatto in termini occupazionali di un’altra grande opera, quella del traforo relativo alla cosiddetta Nuova Transfrontaliera Alpina. (99.109; TER/5/16/1-2-3).

Ultimo aggiornamento: 31 gennaio 2002


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